Il nostro ordinamento giuridico è stato a lungo permeato dalla violenza di genere: fino al 1956 era in vita lo jus corrigendi (il potere correttivo del pater familias che comprendeva anche la forza), e solo nel 1996 lo stupro è stato inserito tra i reati contro la persona. Nonostante oggi quelle leggi non esistano più, sopravvive l’immaginario che le alimentava. Inasprire le pene non basta, è necessario aggiungere azioni sociali e culturali.
Accanto agli interventi normativi, sia di tipo punitivo che preventivo, devono essere adottati maggiori strumenti di intervento sociale (sportelli di ascolto e di denuncia, presidi anti-violenza, case-rifugio, linee telefoniche dedicate, assistenza attraverso personale specializzato, etc.) e poi interventi culturali e formativi diretti sia a “professionalizzare” le forze di polizia e gli operatori, sia a educare i giovani al concetto di parità e pari opportunità per sensibilizzare alla cultura del rispetto reciproco e della valorizzazione delle differenze contrastando qualsiasi forma di discriminazione.
Non si tratta di una spesa ma di un investimento: una misura che contribuisce al sostegno dell’economia del Paese. Meno donne maltrattate significa più donne serene e produttive, risparmi per cure mediche e servizi sanitari, giudiziari, sociali e legali. A vantaggio dell’intera comunità, maschile e femminile.
La strada è ancora lunga, lo sappiamo, come per tutti i fenomeni complessi la soluzione richiede tempo e faticosa applicazione ma non importa quanto la strada sia lunga, quello che conta è che sia quella giusta.
Per questo abbiamo il dovere di ricordare, in questa giornata, sia le conquiste sociali, economiche e politiche, sia le discriminazioni e le violenze di cui le donne sono state e sono ancora oggetto nel mondo. E dovremmo farlo ogni giorno, anche attraverso la narrazione di quello che si nasconde accanto a noi nel quotidiano: le piccole storie che, troppo spesso, ci si dimentica di osservare, denunciare e raccontare. È responsabilità di tutti denunciare, perché la violenza di genere non è un fatto privato, ma un problema che riguarda l’intera società e richiede una risposta collettiva.
Dove fare riferimento in caso di bisogno?
In situazioni di violenza subita o di pericolo immediato rivolgiti alle Forze dell’Ordine, al Pronto Intervento o a un Centro Antiviolenza o chiama il numero 1522.
Cos’è il 1522:
È un numero gratuito di pubblica utilità promosso dal Dipartimento per le Pari Opportunità e attivo 24 ore su 24, tutti i giorni dell’anno. È possibile chiamare il numero 1522, oppure utilizzare il sito web www.1522.eu o l’app dedicata per chattare con le operatrici.
Cosa fa: Le operatrici forniscono ascolto e aiuto, e indirizzano le vittime verso i centri antiviolenza e gli altri servizi di supporto sul territorio, come quelli forniti dai centri antiviolenza, consultori, servizi sociali, ASL e ospedali.
Lingue disponibili: Il servizio è disponibile anche in diverse lingue, tra cui inglese, francese, spagnolo, arabo, farsi, albanese, russo, ucraino, portoghese e polacco.
Guida ai servizi della rete antiviolenza – anno 2025
Raccolta delle azioni e degli interventi disponibili in provincia di Trento in favore delle donne vittime di violenza: guida ai servizi antiviolenza Provincia di Trento.
